Secondo il Rapporto 2026 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole, l’89 per cento degli istituti ha preso parte ad almeno un progetto internazionale e il 61 per cento è accreditato a Erasmus+. Una crescita che pone anche questioni giuridiche, a partire dal rientro degli studenti dopo un periodo di studio all’estero.
L’esperienza internazionale non è più un’eccezione riservata a pochi istituti. Il Rapporto 2026 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca f rilevazione.
Gli indicatori sono tutti in crescita. Due istituti su tre hanno attivato almeno cinque progetti. Il numero medio di classi coinvolte sale da 14 a 16, e nel 56 per cento delle scuole almeno uno studente sta trascorrendo un periodo di studio all’estero. La partecipazione è elevata in tutti gli ordini dell’istruzione secondaria di secondo grado, dai licei agli istituti professionali. Le forme sono molteplici: scambi di classe, stage lavorativi all’estero, soggiorni individuali e soggiorni linguistici brevi, ai quali si affiancano concorsi internazionali, partenariati e incontri virtuali tra studenti e docenti. Tra i soggiorni individuali prevalgono quelli annuali, seguiti da quelli semestrali. Le destinazioni più richieste restano il Nord America e i Paesi europei.
Dalla scelta del singolo istituto al progetto della scuola
Uno dei dati più significativi del Rapporto riguarda l’organizzazione interna. L’88 per cento delle scuole inserisce esplicitamente l’internazionalizzazione nel Piano triennale dell’offerta formativa. L’86 per cento degli studenti si affida a un docente o a un referente interno per progettare la propria esperienza all’estero.
Non è un dettaglio formale. Il PTOF è disciplinato dall’articolo 1, comma 14, della legge n. 107 del 2015 ed è approvato dal Consiglio di istituto. È il documento con cui l’istituzione scolastica definisce la propria identità culturale e progettuale. Quando la mobilità internazionale vi entra in modo esplicito, cessa di essere un’iniziativa affidata alla buona volontà di singoli docenti e diventa un impegno dell’istituto. Da quel momento servono criteri, procedure e responsabilità chiari per studenti e famiglie.
Lo stesso vale per l’accreditamento a Erasmus+, che riguarda ormai il 61 per cento delle scuole. Per il periodo 2021-2027 il programma è disciplinato dal regolamento (UE) 2021/817. Consente agli istituti accreditati di accedere con maggiore continuità ai finanziamenti per la mobilità di studenti e personale, sulla base di un piano pluriennale. Comporta però anche obblighi di gestione, rendicontazione e qualità, che gravano sull’istituto e sul suo dirigente. Richiede quindi personale amministrativo adeguato, un aspetto da non trascurare in una fase in cui la dotazione ATA è oggetto di nuove riduzioni.
L’anno all’estero e il rientro in classe
Nel 56 per cento degli istituti almeno uno studente si trova all’estero per un periodo di studio, e prevalgono i soggiorni annuali. Questo dato richiama una questione che le famiglie tendono a sottovalutare: quella del rientro.
Il quadro di riferimento è dato dall’articolo 192, comma 3, del d.lgs. n. 297 del 1994, che consente il riconoscimento degli studi compiuti all’estero ai fini della prosecuzione del percorso. Vi si aggiungono le Linee di indirizzo sulla mobilità studentesca internazionale individuale, diffuse dal Ministero con la nota n. 843 del 2013. Secondo queste indicazioni il periodo all’estero è parte integrante del percorso formativo. Il consiglio di classe si basa sulla documentazione rilasciata dalla scuola straniera e su eventuali verifiche dei contenuti essenziali delle discipline non seguite. Su questa base delibera la riammissione dello studente nella classe successiva e gli attribuisce il credito scolastico.
In questo passaggio si annidano non pochi profili di criticità. La scuola deve indicare per tempo i contenuti irrinunciabili su cui lo studente sarà eventualmente verificato. Le prove devono essere proporzionate e coerenti con quanto comunicato. L’attribuzione del credito deve tenere conto delle competenze maturate all’estero.
Il consiglio è che, prima della partenza, studente, famiglia e scuola definiscano per iscritto un vero e proprio accordo formativo, con un docente referente individuato e un piano di apprendimento chiaro. È uno strumento che tutela tutti. In caso di contestazioni al rientro, è anche il primo parametro per valutare la legittimità delle scelte del consiglio di classe.
Considerazioni analoghe valgono per gli stage lavorativi all’estero, cresciuti di sei punti nell’ultimo anno. Quando sono riconosciuti come percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, richiedono una progettazione e una copertura assicurativa adeguate. Richiedono anche una definizione puntuale delle responsabilità tra scuola, ente ospitante e famiglia.
Docenti in mobilità e nuove lingue
Il dato forse più interessante del Rapporto riguarda gli insegnanti. Gli scambi internazionali del personale scolastico crescono di nove punti e raggiungono il 62 per cento degli istituti. La diffidenza che in passato accompagnava questi progetti sta lasciando il posto a una partecipazione attiva dei docenti, che ne sono diventati anzi un fattore di consolidamento. Per il personale, la mobilità rientra nella formazione in servizio, che l’articolo 1, comma 124, della legge n. 107 del 2015 qualifica come obbligatoria, permanente e strutturale. Erasmus+ ne è uno dei canali più concreti.
Sul piano linguistico, l’inglese è presente nel curricolo di tutte le scuole, seguito dal francese, dallo spagnolo e dal tedesco. Nell’offerta extracurricolare spicca invece la crescita del cinese, insegnato ormai nel 22 per cento degli istituti, cinque punti in più rispetto a un anno fa.
I numeri raccontano dunque una scuola che guarda fuori dai confini nazionali con crescente convinzione. Perché questa apertura diventi patrimonio di tutti, e non soltanto delle famiglie e degli istituti meglio attrezzati, servono però regole chiare, progettazione condivisa e risorse adeguate. Tra queste, anzitutto, il personale che rende possibile la gestione di questi progetti.










