I dati ministeriali pubblicati nella seconda metà di giugno 2026 mostrano i primi effetti del D.L. 7 aprile 2025, n. 45 (conv. L. 5 giugno 2025, n. 79): le scuole paritarie italiane perdono circa 2.400 candidati alla maturità, in larga misura concentrati nella provincia di Napoli (−3.417 in un anno). I candidati esterni privatisti fenomeno tipico del Centro-Nord crescono invece del 7,2%. Un'analisi sistematica del quadro normativo, dei dati statistici e dei nodi giuridici ancora aperti.
I dati sui maturandi 2026 pubblicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito nella seconda metà di giugno 2026 e ampiamente analizzati da Marco Campione su ItaliaOggi del 23 giugno raccontano una storia che vale la pena leggere con attenzione sistemica: il primo banco di prova del D.L. 7 aprile 2025, n. 45 (convertito, con modificazioni, dalla L. 5 giugno 2025, n. 79), il cosiddetto "decreto PNRR-scuola" che ha introdotto una stretta significativa contro il fenomeno dei "diplomifici". A oltre un anno dall'entrata in vigore, e al termine del primo anno scolastico di piena attuazione, i numeri mostrano effetti già misurabili particolarmente concentrati in alcune aree geografiche e tipologie di percorsi formativi.
Per inquadrare correttamente la portata dell'innovazione, occorre richiamare il contesto storico. La L. 10 marzo 2000, n. 62 sulla parità scolastica ha compiuto 25 anni nel marzo 2025. È un anniversario rilevante che ha riportato al centro del dibattito politico la questione della qualità del sistema della parità scolastica e, in particolare, il fenomeno delle scuole paritarie che, pur dotate del riconoscimento di parità, operano in modo tale da agevolare il rilascio di diplomi con percorsi formativi sproporzionati rispetto alla qualità della preparazione attestata. Il fenomeno radicato in alcune aree del Paese, principalmente al Sud ha generato negli ultimi anni una crescente attenzione del Ministero, che si è tradotta in una sequenza di interventi normativi di rango regolamentare, spesso disapplicati dai TAR, e da ultimo nella scelta del decreto-legge, che eleva la disciplina a rango primario.
Le tre misure principali contenute nell'art. 5 del D.L. 45/2025 sono articolate in modo da colpire tre snodi organizzativi caratteristici del fenomeno: l'inflazione delle classi terminali collaterali, il modello dei "quattro o più anni in uno", il sistema di registrazione cartaceo opaco. Vale la pena presentarle in modo sistematico.
Sul piano del quadro istituzionale, va segnalato che il D.L. 45/2025 si inserisce in una strategia più ampia di contrasto che il MIM ha sviluppato negli ultimi anni: il Protocollo d'intesa MIM-Guardia di Finanza del 2024 per il contrasto ai diplomifici (con attività ispettive coordinate); l'intensificazione delle revoche della parità scolastica, che sono salite a 197 nel 2023/24 e 210 nel 2024/25, con concentrazione meridionale (30 Campania, 24 Sicilia, 11 Calabria nel solo 2024); il rafforzamento dei controlli sui requisiti minimi della parità ex L. 62/2000. Il D.L. 45/2025 si pone come il tassello legislativo di consolidamento di una strategia preesistente, attribuendo rango primario a misure che erano contenute in atti regolamentari potenzialmente disapplicabili dal giudice amministrativo.
I dati pubblicati dal MIM e analizzati da Marco Campione su ItaliaOggi consentono una lettura sistematica del primo anno di applicazione della riforma. Vale la pena presentarli in modo organico, distinguendo i dati nazionali aggregati dalle dinamiche regionali e dai movimenti specifici sui privatisti.
Il dato più significativo è quello della concentrazione geografica del calo. La Campania che da sola raccoglie il 37% dei candidati delle scuole paritarie italiane (più della somma di Lombardia e Lazio) perde rispetto al 2025 ben 3.918 candidati, pari al 18,4% in un solo anno. L'analisi puntuale rivela che il calo è quasi tutto concentrato nella provincia di Napoli, dove i candidati passano da 10.671 a 7.254. In controtendenza Salerno, dove i numeri delle paritarie rimangono stabili. Si tratta di un effetto territoriale particolarmente nitido, che merita attenzione.
Un'osservazione metodologica importante: i candidati che non sostengono l'esame nelle paritarie campane non sono passati alle statali (la cui crescita è di sole 725 unità, ben inferiore al calo delle paritarie); e non sono studenti non ammessi (il tasso di ammissione regionale è stabile al 97,0%, sopra la media nazionale); e non sono dispersi durante l'anno (tra iscrizione al 5° anno e arrivo all'esame si perde strutturalmente meno del 2% degli alunni). Il filtro effettivo, dunque, è all'iscrizione, a settembre 2025: chi in passato avrebbe scelto una paritaria campana molto probabilmente come canale di accelerazione del percorso si è semplicemente non iscritto in quella tipologia di scuola. Il fenomeno è particolarmente significativo perché racconta un cambiamento del comportamento delle famiglie e degli studenti in risposta all'efficacia percepita del nuovo quadro normativo.
Un dato parallelo merita attenzione: parte degli studenti che hanno abbandonato le paritarie del Sud si sono ricollocati in paritarie di altre regioni. A livello nazionale, le paritarie non meridionali guadagnano infatti circa 1.500 candidati. È plausibile, come osserva Campione, che molti siano tornati a iscriversi in scuole più vicine a casa magari paritarie tradizionali, con un'offerta formativa più ordinaria. Si tratta di una dinamica di ricomposizione territoriale del comparto paritario che se confermata nei prossimi anni potrebbe segnalare un riequilibrio strutturale del settore, con minore concentrazione meridionale e maggiore distribuzione nazionale.
Specularmente al calo dei candidati delle paritarie, i dati ministeriali mostrano un aumento significativo dei candidati privatisti: passano da 13.066 a 14.009, con una crescita del 7,2% rispetto al precedente anno scolastico (a fronte di una crescita del totale dei candidati di solo lo 0,6%). La distribuzione geografica resta tuttavia fortemente dualistica: il privatista è un fenomeno tipico del Centro-Nord (Lombardia 4,1%, Lazio 3,9%, Liguria 3,1% del totale regionale dei candidati), mentre rimane marginale al Sud (Molise 1,0%, Basilicata 1,4%, Puglia 1,8%). Il movimento più significativo del 2026 lo registra il Veneto, che da solo guadagna 159 privatisti, con un incremento del 17,8% rispetto al 2025.
Questo dato apre una considerazione interessante sulle conseguenze di sistema della stretta: alcuni studenti che, in assenza del D.L. 45/2025, avrebbero seguito il percorso "breve" attraverso una paritaria con classi terminali collaterali, di fronte all'irrigidimento delle regole hanno scelto la via dell'iscrizione come candidati esterni privatisti, studiando in autonomia (eventualmente con il supporto di centri studio privati) e sostenendo gli esami preliminari direttamente nelle scuole statali. È una traiettoria perfettamente legittima dell'ordinamento, e in linea di principio coerente con la libertà di studio. Va peraltro segnalato che proprio la procedura degli esami preliminari per i candidati esterni ha mostrato, nel mese di maggio 2026, alcune fragilità organizzative significative, di cui abbiamo dato conto nel commento al decreto cautelare monocratico del TAR Liguria del 13 giugno 2026 pronuncia che pone il tema della qualità delle commissioni di esami preliminari nelle scuole statali, alla luce del crescente numero di candidati esterni.
La stretta sui diplomifici apre tuttavia alcune questioni giuridiche di rilievo che meriteranno attenzione nei prossimi anni. Non si tratta di critiche all'impianto del D.L. 45/2025, ma di profili che il sistema dovrà sciogliere via via che la nuova disciplina troverà piena applicazione.
Due questioni meritano un approfondimento specifico. La prima riguarda gli effetti collaterali sulle scuole paritarie virtuose. Il sindacato di settore (FeNSIR e altri rappresentanti del comparto paritario) ha già sollevato il punto: le restrizioni del D.L. 45/2025 colpiscono indistintamente tutte le scuole paritarie, comprese quelle di eccellenza che operano con piena correttezza e che, anzi, in molti casi supplicano alle carenze del sistema pubblico. Una scuola paritaria di qualità, con un'utenza ampia e diversificata, potrebbe trovarsi nell'impossibilità di accogliere studenti che necessitano di un percorso accelerato (studenti lavoratori, adulti in formazione, persone con percorsi di vita complessi). Il legislatore dovrà lavorare in modo più fine eventualmente con regolamenti attuativi o successivi interventi normativi per distinguere tra le situazioni meritevoli di tutela e quelle abusive.
La seconda questione riguarda gli studenti lavoratori e gli adulti in formazione. Il divieto di esami di idoneità per più di due anni strumento concepito per contrastare il modello "quattro anni in uno" rischia di precludere percorsi a chi recupera scolastici a età adulta o in condizioni di vita complesse. Tuttoscuola ha già evidenziato il problema, sottolineando che gli studenti lavoratori sono ignorati dal D.L. 45, ma non dai TAR anticipando un possibile contenzioso amministrativo sulle situazioni di particolare meritevolezza. Sotto questo profilo, il D.L. 45 sembrerebbe in possibile tensione con l'art. 34 Cost. (diritto allo studio) e con i principi del lifelong learning consolidati a livello europeo. Sarà importante valutare se il quadro normativo accoglierà meccanismi di flessibilità per i casi peculiari.
I dati della maturità 2026 aprono almeno tre piani di lettura significativi per il sistema scolastico italiano.
Il piano della qualità del sistema dei diplomi. Il dato del calo concentrato in Campania, letto insieme alle revoche di parità intensificate e al protocollo MIM-GdF, segnala che la qualità del sistema dei diplomi italiani sta progressivamente migliorando. Non più tutti i diplomi hanno lo stesso "peso", e il fatto che alcuni di essi fossero rilasciati con percorsi formativi opachi minava la fiducia del sistema produttivo nelle credenziali educative. Una maggiore severità nella verifica del percorso aumenta il valore di tutti i diplomi, anche di quelli rilasciati dalle paritarie virtuose. Per le università e i datori di lavoro, l'effetto sistemico è positivo.
Il piano delle dinamiche di scelta delle famiglie. Il fatto che gli studenti non si siano ricollocati nelle statali in proporzione al calo delle paritarie, ma si siano in parte trasferiti nelle paritarie di altre regioni, e in parte abbiano scelto la via del candidato esterno privatista, segnala dinamiche di scelta più articolate di quanto la pura logica della "frequenza scolastica" suggerirebbe. Le famiglie scelgono sulla base di un complesso intreccio di fattori: prossimità geografica, qualità percepita, costo, flessibilità organizzativa, possibilità di accelerare il percorso. La risposta delle famiglie alla stretta normativa è stata articolata e non meccanica
Il piano delle responsabilità delle scuole statali sui candidati esterni. L'aumento dei privatisti del 7,2% a livello nazionale, con punte del 17,8% in Veneto pone una sfida importante alle scuole statali che gestiscono le commissioni di esami preliminari per i candidati esterni. Si tratta di un compito organizzativo gravoso, che richiede commissioni dedicate, calendari serrati, attenzione procedurale particolare. Come abbiamo documentato nel commento al decreto del TAR Liguria del 13 giugno 2026, la qualità delle commissioni di esami preliminari è oggi uno snodo critico del sistema, e la sua tutela richiede la massima attenzione dei dirigenti scolastici e delle segreterie.
I dati della maturità 2026 primo banco di prova del D.L. 45/2025 dopo la conversione nella L. 79/2025 raccontano un primo successo significativo della politica di contrasto ai diplomifici. Il calo di 2.400 candidati nelle paritarie, concentrato in larga misura nella provincia di Napoli, è il segnale che le nuove regole stanno effettivamente cambiando i comportamenti di iscrizione di famiglie e studenti. Non sappiamo ancora se si tratti di un effetto stabilizzante che si conferma negli anni successivi o di un effetto transitorio, frutto di un assestamento iniziale del sistema. Lo sapremo solo nei prossimi anni.
Va peraltro segnalato che il primo bilancio della riforma è parziale sotto un profilo importante: come osserva lo stesso Campione, la portata effettiva del D.L. 45/2025 si misurerà compiutamente solo nei prossimi anni, quando arriveranno all'esame le coorti che hanno svolto almeno l'intero triennio delle superiori con le nuove regole. I dati del 2026 sono ancora dati di transizione: si misurano gli effetti immediati sulle scelte di iscrizione, ma non ancora gli effetti strutturali sul modello organizzativo delle scuole paritarie e sul livello qualitativo dei percorsi formativi. Sarà importante monitorare con attenzione l'evoluzione del fenomeno nei prossimi quattro-cinque anni, evitando sia trionfalismi affrettati sia disfattismi ideologici.
Per il pubblico professionale di GiustoScuola, due aree di attenzione professionale emergono con particolare nitidezza. La prima riguarda l'assistenza alle scuole paritarie virtuose nella corretta gestione delle nuove regole: candidatura delle classi terminali collaterali, attivazione del registro elettronico e del protocollo informatico, gestione dei rapporti con gli USR per le verifiche di permanenza dei requisiti di parità. La seconda riguarda l'assistenza ai candidati esterni privatisti nella tutela delle loro posizioni di fronte alle commissioni di esami preliminari delle scuole statali, particolarmente in caso di non ammissione. La giurisprudenza amministrativa di cui abbiamo dato conto in queste pagine (TAR Toscana sez. IV nn. 1946/2025 e 2073/2025; TAR Liguria decreto 13 giugno 2026) mostra che il contenzioso in questa materia è in crescita, e che la qualità della difesa giudiziale è elemento decisivo per il successo dei ricorsi.
Resta sullo sfondo un'osservazione di sistema. Il fenomeno dei diplomifici sviluppatosi in 25 anni dall'entrata in vigore della legge sulla parità scolastica è il frutto di complesse dinamiche territoriali, sociali ed economiche che la sola repressione normativa non potrà risolvere. Servono accanto al D.L. 45/2025 politiche di rafforzamento del sistema scolastico pubblico nelle aree del Sud, di sostegno alle scuole paritarie qualificate, di accompagnamento degli studenti lavoratori e adulti in percorsi formativi flessibili e di qualità. La lotta ai diplomifici è battaglia sacrosanta, ma per essere efficace nel medio periodo richiede di essere accompagnata da un investimento positivo nella qualità complessiva del sistema scolastico. Il D.L. 45/2025 è un punto di partenza necessario, non un punto di arrivo.








