Con il decreto direttoriale n. 70 del 18 maggio 2026, firmato dal Direttore generale della Segreteria tecnica della SAFI, il Ministero dell'istruzione e del merito individua settantasette istituzioni scolastiche cui riconoscere lo status di buona pratica nazionale nel campo della formazione del personale. Una mappa che restituisce la geografia reale dell'innovazione formativa nella scuola italiana, con una netta prevalenza del Mezzogiorno.

Con il decreto direttoriale prot. AOOSAFI n. 70 del 18 maggio 2026, la Scuola di alta formazione dell'istruzione (SAFI) ha definito gli esiti dell'Avviso pubblico AOOSAFI n. 60 del 13 febbraio 2026 per l'individuazione di buone pratiche nel campo della formazione del personale scolastico. Sulla base delle valutazioni effettuate dalla Commissione costituita con D.D. n. 63 del 26 febbraio 2026, sono state individuate:

  • 15 Buone Pratiche di eccellenza (punteggio pari o superiore a 90/100), elencate all'articolo 1;
  • 62 Buone Pratiche (punteggio pari o superiore a 70/100), elencate all'articolo 2.

Le 77 esperienze riconosciute confluiscono nel Catalogo delle Buone Pratiche pubblicato sul sito istituzionale della SAFI (safi.istruzione.it), articolato nelle due sezioni corrispondenti. Le scuole inserite ricevono un apposito logo identificativo fornito dalla SAFI e divengono punto di riferimento per attività di studio, approfondimento, diffusione e per iniziative seminariali, ai sensi dell'articolo 7 dell'Avviso.

Per cogliere il significato del provvedimento è necessario richiamare brevemente la cornice istituzionale entro cui si colloca. La Scuola di alta formazione dell'istruzione è stata introdotta nell'ordinamento dall'articolo 44, comma 1, lettera i), del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36 (convertito dalla legge 29 giugno 2022, n. 79), che ha inserito nel D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 59, il Capo IV-bis intitolato “Scuola di alta formazione dell'istruzione e sistema di formazione continua incentivata”.

L'assetto è stato poi rivisto dall'articolo 15 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19 (convertito dalla legge 29 aprile 2024, n. 56), che ha modificato l'art. 16-bis del D.Lgs. 59/2017 stabilendo che la SAFI opera alle dirette dipendenze del Ministro dell'istruzione e del merito. Il regolamento di funzionamento è stato approvato con delibera del Comitato d'indirizzo n. 20 del 14 marzo 2025. La Segreteria tecnica, coordinata da un Direttore generale, costituisce il supporto operativo della Scuola.

L'individuazione di buone pratiche da inserire in un catalogo nazionale è coerente con la missione istituzionale della SAFI: sostenere lo sviluppo professionale del personale scolastico attraverso la valorizzazione e la diffusione delle esperienze più qualificate maturate nelle istituzioni scolastiche autonome, secondo un approccio orientato al riconoscimento, alla messa in rete e alla replicabilità.

L'articolo 6 dell'Avviso pubblico ha fissato due soglie nette: 70 punti per l'inserimento tra le Buone Pratiche e 90 punti per il riconoscimento come Buona Pratica di eccellenza. Si tratta di soglie selettive, soprattutto la seconda: aver ottenuto 90 punti su 100 in una valutazione condotta da una commissione ministeriale ha un significato professionale e reputazionale non trascurabile per le scuole interessate.

Il procedimento si è sviluppato secondo una sequenza chiara: pubblicazione dell'Avviso (13 febbraio 2026), costituzione della Commissione di valutazione (26 febbraio 2026), valutazione delle candidature, decreto finale (18 maggio 2026). Poco più di tre mesi dall'apertura della procedura al provvedimento di individuazione: un tempo procedimentale ragionevole, considerata la mole delle candidature da esaminare.

Una rapida lettura aggregata delle 77 scuole individuate restituisce alcune evidenze meritevoli di attenzione.

Sul piano della distribuzione territoriale, il dato più rilevante è la netta prevalenza del Mezzogiorno: 45 scuole su 77 (circa il 58%) hanno sede in regioni meridionali, contro 18 del Centro (23%) e appena 14 del Nord (18%). In particolare, la sola Campania conta 20 scuole riconosciute, seguita dal Lazio (13) e dalla Puglia (11). Sicilia (6), Lombardia (5), Calabria ed Emilia-Romagna (4 ciascuna) completano le posizioni di vertice. Sedici le regioni rappresentate, mentre risultano assenti Piemonte, Valle d'Aosta, Molise e Sardegna.

Distribuzione per regione delle scuole riconosciute

Regione

Totale buone pratiche

di cui di eccellenza

Campania

20

3

Lazio

13

3

Puglia

11

2

Sicilia

6

1

Lombardia

5

2

Calabria

4

1

Emilia-Romagna

4

1

Abruzzo

3

1

Marche

2

Veneto

2

Toscana

2

Trentino-A.A.

1

1

Basilicata

1

Friuli-V.G.

1

Liguria

1

Umbria

1

Il quadro suggerisce che le scuole del Sud, pur operando in contesti socio-economici spesso più complessi, hanno risposto all'Avviso con maggiore intensità e con candidature di buona qualità. Va però osservato che il dato di partecipazione assoluto non è noto: non si conosce il totale delle candidature pervenute né la loro distribuzione geografica, e dunque le percentuali di successo (riconoscimenti su candidature presentate) restano un'incognita.

Quanto alla tipologia delle istituzioni scolastiche, le 77 scuole riconosciute comprendono istituti comprensivi, direzioni didattiche, licei (classici, scientifici, artistici, linguistici), istituti tecnici, istituti professionali, istituti di istruzione superiore e omnicomprensivi, in una composizione che riflette grosso modo la varietà del sistema scolastico nazionale. Tra le 15 eccellenze, in particolare, otto sono istituti comprensivi e sette istituti del secondo ciclo, a conferma del fatto che la qualità della formazione del personale non è prerogativa di uno specifico segmento del sistema.

La lettura trasversale delle denominazioni dei progetti restituisce alcune linee tematiche ricorrenti, che è ragionevole interpretare come una mappa, sia pur parziale, delle priorità formative effettivamente perseguite dalle scuole italiane in questo momento storico.

Transizione digitale e intelligenza artificiale

È il filone più consistente. Vi rientrano progetti di formazione sulla didattica digitale (I.C. Monte San Pietro, I.C. Silvi G. Pascoli, I.C. Raffaele Leone, Liceo G.B. Vico), sulle competenze di cittadinanza digitale (I.S.I.S. Enrico De Nicola di Napoli), sull'uso dell'IA come strumento didattico e di supporto al docente (I.I.S. Rosatelli di Rieti per la biblioteca digitale aumentata; I.I.S. ITG-ITI-ITE di Vibo Valentia per un sistema di IA in locale per la progettazione didattica; I.S.I. Sandro Pertini di Lucca; Liceo Scientifico Einstein di Palermo; Liceo Artistico Mengaroni di Pesaro sull'arte generativa). Scuola 4.0 e transizione digitale ricorrono nei titoli con una frequenza che testimonia, da un lato, l'effettiva penetrazione del PNRR nelle scuole, dall'altro la maturazione di esperienze ormai consolidate.

Inclusione, benessere e prevenzione del disagio

Filone altrettanto presente, che comprende l'inclusione 4.0 (I.S.I.S.S. Don Milani di Tradate, riconosciuto come eccellenza), il counseling pedagogico (I.I.S.S. A. Righi di Taranto, eccellenza), il contrasto a bullismo e cyberbullismo (I.C. Carducci Trezza di Cava de' Tirreni), la prosocialità (I.I.S. Via Roma 298 di Guidonia), il benessere psicofisico, l'approccio Snoezelen (D.D. Don Minzoni di Somma Vesuviana), la mediazione umanistica e la giustizia riparativa (I.C. Tiziana Weiss di Trieste). Il tema è ben presidiato anche dai licei: dal Liceo Scientifico G.B. Quadri di Vicenza al Liceo F. Severi di Castellammare di Stabia.

Internazionalizzazione, CLIL ed Erasmus+

Numerose le esperienze costruite su Erasmus+ ed eTwinning come leve di sviluppo professionale: I.C. Bassa Sabina di Poggio Mirteto, I.C. Margherita Hack di Colleferro, I.C. P. Isaia Columbro di Tocco Caudio, I.C.S. Alife, Liceo Muratori San Carlo di Modena, Liceo Carlo Troya di Andria. Il dato conferma il ruolo del programma europeo come infrastruttura formativa ormai strutturale per una quota significativa delle scuole italiane.

Orientamento, dispersione e filiere tecnologiche

Tre eccellenze del decreto si collocano specificamente in questa area: l'I.I.S.S. Dell'Olio-Cosmai di Bisceglie (percorsi co-disciplinari contro la dispersione negli istituti professionali), l'I.S.I.S. Attilio Romanò di Napoli (Filiera 4+2 per l'orientamento) e l'I.T.I. Michael Faraday di Roma (orientamento in uscita nella filiera tecnologico-professionale). Il filone filiera 4+2, collegato alla recente riforma degli istituti tecnici e professionali, è tema sul quale il sistema continuerà a investire nei prossimi anni.

Curricolo, didattica per competenze e patrimonio culturale

Si segnalano il progetto sul curricolo verticale del patrimonio culturale dell'I.C. V. Criscuoli di Sant'Angelo dei Lombardi (eccellenza), il Liceo Vivona di Roma con il progetto Verso una nuova Paideia (eccellenza), la grammatica valenziale all'I.C. Mariangela Virgili di Ronciglione, la metodologia debate all'I.C. Bontempi di Agrate Brianza, le Scuole Manfredini di Varese sulla didattica per competenze. Filone più tradizionale ma con segnali di rinnovamento dei dispositivi pedagogici.

L'articolo 3 del decreto chiarisce gli effetti dell'individuazione. Le 77 scuole riconosciute vengono inserite nel Catalogo delle Buone Pratiche della SAFI, articolato in due sezioni (Buone Pratiche e Buone Pratiche di eccellenza), e ricevono un logo identificativo fornito dalla Scuola. Le pratiche costituiscono riferimento per attività di studio, approfondimento e diffusione, anche attraverso iniziative seminariali e di confronto, come testualmente recita il provvedimento.

Il riconoscimento ha dunque una doppia valenza. Sul piano reputazionale, costituisce una validazione ministeriale del lavoro di formazione svolto dall'istituzione scolastica, spendibile nei rapporti con gli stakeholder territoriali, nei bandi competitivi e nelle attività di rendicontazione sociale. Sul piano funzionale, inserisce la scuola in un circuito nazionale di diffusione e confronto, dal quale potranno verosimilmente derivare opportunità di mettersi in rete con altre realtà e di partecipare a iniziative promosse dalla SAFI.

Va peraltro segnalato un profilo che il decreto non disciplina in modo esplicito: la durata dell'inserimento in catalogo e gli eventuali meccanismi di aggiornamento periodico. È ragionevole attendersi che, nei prossimi anni, la SAFI emani ulteriori avvisi pubblici per ampliare e rinnovare il catalogo, ma le modalità operative dovranno essere chiarite da successivi provvedimenti.

Il decreto SAFI n. 70/2026 segna un passaggio non trascurabile. Per la prima volta dall'istituzione della Scuola di alta formazione, viene reso operativo un dispositivo nazionale di individuazione e valorizzazione delle buone pratiche formative, uno strumento istituzionale collegato a un avviso pubblico, a una commissione di valutazione, a soglie predefinite e a un catalogo ufficiale.

Per le 77 scuole riconosciute, il provvedimento rappresenta un risultato di rilievo, da gestire con consapevolezza sul piano comunicativo e progettuale. Per le scuole non ancora coinvolte, il catalogo SAFI diventa un giacimento informativo da consultare: conoscere ciò che altre scuole hanno realizzato, con quali metodologie, quali risultati, quali partner, può alimentare la progettazione interna e suggerire piste di collaborazione.

Nel medio periodo, il successo del dispositivo dipenderà da un fattore non scontato: la capacità della SAFI di trasformare il catalogo in un'infrastruttura realmente dinamica, fatta di seminari, scambi, mentoring tra scuole, materiali divulgativi e non in una vetrina statica. Il quadro normativo c'è, gli strumenti pure: ora la sfida si gioca sull'implementazione e sulla messa a sistema.

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