Una scuola “motore del Paese” richiede un deciso ripensamento del sistema scolastico, a partire dai curricoli fino al riordino dei cicli, attraverso l’innovazione dei modelli organizzativi e dei servizi. Il PNRR contiene al riguardo preziosi riferimenti che vanno calati però nell’agire quotidiano delle comunità scolastiche, sollecitandone le buone pratiche, la capacità di iniziativa autonoma degli attori della scuola e la loro creatività rispetto ai bisogni culturali, educativi e sociali degli studenti e dei territori. Gli assi di intervento riguardano il ridisegno dell’offerta formativa in senso verticale, verso una presa in carico nei cicli scolastici dell’istanza di continuità del processo educativo “lungo tutto l’arco della vita”, e in senso orizzontale, verso una maggiore integrazione tra la dimensione formale e non formale, a partire dall’integrazione interna ai vari segmenti dell’offerta formativa, in raccordo con i servizi educativi extrascolastici.

RIPENSAMENTO DEI CURRICOLI

Il curricolo costituisce un dispositivo-chiave del fare scuola in quanto consente di articolare in maniera organica i molteplici aspetti della problematica formativa. Le sfide del nostro tempo esigono un rinnovamento dei curricoli. L’innovazione strutturale e contenutistica dei curricoli dovrà tendere verso modelli di progettazione integrati (integrated curriculum), che favoriscano la relazione tra conoscenze scolastiche e mondo reale (naturale e storico-sociale). L’integrazione deve potersi realizzare a diversi livelli: per esempio, attraverso la costruzione di percorsi interdisciplinari flessibili che facilitino il raggiungimento degli obiettivi formativi disciplinari; attraverso percorsi centrati su problemi e affrontati a partire da conoscenze e abilità disciplinari; o, ancora, attraverso percorsi basati su concetti-chiave e procedure-chiave afferenti a varie discipline che aiutino gli studenti a identificare e collegare gli obiettivi delle singole discipline. Si introdurranno nei curricoli elementi di flessibilizzazione dei percorsi formativi, in relazione a diversi possibili gradi di integrazione disciplinare. Gli interventi di flessibilizzazione consentono di affrancare le architetture curricolari da una visione enciclopedica e lineare della conoscenza a vantaggio di una visione dinamica e reticolare, nonché di introdurre elementi di personalizzazione dei percorsi di studio, attraverso l’incremento della quota di opzionalità a disposizione degli studenti. Tale cambiamento non potrà realizzarsi solo con un atto normativo, ma si renderà necessario il coinvolgimento dell’intera comunità professionale e degli stakeholder. A tal fine, è necessario uniformare i modelli di certificazione delle competenze. Infine, verrà ampliata la sperimentazione dei licei e tecnici quadriennali, che attualmente vede coinvolte 100 classi in altrettante scuole sul territorio nazionale e che si intende portare a 1000.

INVESTIMENTO SUL SISTEMA INTEGRATO 0-6

Alle bambine e ai bambini devono essere garantite pari opportunità per sviluppare potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, in un adeguato contesto affettivo, ludico e cognitivo, per produrre effetti positivi sui risultati negli apprendimenti, contrastare l’insuccesso scolastico, incidere sulle condizioni di povertà materiale ed educativa. L’accesso ad una rete diffusa di servizi educativi e di scuole dell’infanzia rappresenta, oltre che un diritto per le bambine e i bambini, un’opportunità per favorire valide possibilità di conciliazione dei tempi di cura dei piccoli, di lavoro e di vita nel nostro Paese. La disponibilità in un territorio di tali servizi in misura adeguata, con costi decrescenti per gli utenti - fino alla possibile gratuità - qualifica socialmente una comunità, rendendola più equa e solidale. È necessario che i servizi per l’infanzia siano riconosciuti come un diritto del bambino e un bene comune per la collettività. Questi obiettivi assumono un significato non soltanto educativo, ma anche sociale e di riequilibrio territoriale e di genere; richiedono interventi immediati e di medio periodo (almeno 5 anni) che impegnino in forma sinergica le diverse articolazioni della Repubblica, dallo Stato alle Regioni agli Enti locali. Da marzo scorso sono in consultazione le Linee pedagogiche elaborate dalla Commissione nazionale per il Sistema integrato 0-6 anni, che rappresentano un quadro di riferimento per l’intero Sistema. Le scuole, le famiglie, le associazioni, gli Enti locali e tutti gli stakeholder sono chiamati ad offrire un contributo per la piena realizzazione del progetto. Nel PNRR è previsto un progetto di investimento, diretto alla costruzione, alla riqualificazione e alla messa in sicurezza degli asili e delle scuole dell’infanzia. La misura consentirà la creazione di circa 228.000 posti. Il piano tende anche a promuovere la costituzione di poli per l’infanzia, costruendo così un percorso educativo unitario. L’intervento, gestito dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’interno, verrà realizzato mediante il coinvolgimento diretto dei Comuni che accederanno alle procedure selettive e condurranno la fase della realizzazione e gestione delle opere, con un approccio di governance multilivello.

FILIERA FORMATIVA PROFESSIONALIZZANTE E ITS

Nonostante i processi di riforma tentati nell’ultimo decennio, l’Italia non è ancora riuscita a costruire una moderna “filiera formativa tecnico-professionale”, in grado di attrarre i talenti dei giovani e di corrispondere alle crescenti richieste di figure professionali qualificate da parte del mondo del lavoro, riducendo l’attuale skill mismatch. La costituzione o il rafforzamento di tale filiera - denominata internazionalmente Vocational Education and Training (VET) o Technical Vocational Education and Training (TVET) - ha costituito un elemento caratterizzante molte riforme dei curricoli nei paesi dell’Unione Europea, anche come forma di prevenzione e contrasto della dispersione scolastica e formativa. Le ragioni di tale situazione sono molteplici, ma appaiono riconducibili in particolare ad una lunga tradizione culturale di separazione tra scuola e mondo del lavoro, nonché alla debolezza del sistema di orientamento. Altra criticità si rinviene nella mancata realizzazione di un vero “sistema integrato” di offerta formativa dopo la scuola secondaria di primo grado e in particolare tra l’istruzione professionale (regolata dallo Stato) e l’istruzione e formazione professionale (IeFP), di competenza regionale. Particolare attenzione sarà dedicata al sistema degli Istituti Tecnici Superiori (ITS), con l’obiettivo di aumentare la quota di studenti in uscita dalla scuola secondaria di secondo grado che decidono di intraprendere percorsi di istruzione terziaria professionalizzante. Oggi gli ITS garantiscono all’83% dei propri diplomati un lavoro a un anno dal diploma e contribuiscono a far fronte alla domanda da parte del mercato del lavoro di nuove professionalità e nuove competenze. Tuttavia, gli ITS non riescono ancora ad attrarre un numero di studenti significativo – soprattutto se si confrontano i dati relativi alle istituzioni formative equivalenti presenti in altri Paesi europei – e, comunque, sufficiente a soddisfare la domanda espressa dal mercato. Non va trascurata infine l’urgenza, anche in questo campo, di assicurare un migliore raccordo tra formazione iniziale e formazione permanente, soprattutto attraverso il rilancio dell’istruzione degli adulti, nella prospettiva più volte sottolineata dalle raccomandazioni dell’Unione Europea in materia di life long learning, al fine di contemperare le esigenze dell’occupabilità con quelle dello sviluppo umano e culturale. Con il PNRR, viene realizzata una riforma degli istituti tecnici e professionali, diretta ad allinearne i curricula alla domanda di competenze promanante dal tessuto produttivo del Paese, anche verso l’innovazione introdotta dal modello di Industria 4.0. Si interviene per rafforzare il sistema degli ITS con il potenziamento del modello organizzativo e didattico, il consolidamento di questi istituti nel sistema ordinamentale dell’istruzione terziaria professionalizzante, il rafforzamento della loro presenza attiva nel tessuto imprenditoriale e l’integrazione dei percorsi ITS con le università. Sarà ampliata l’offerta formativa degli ITS, nel numero, nelle dotazioni strumentali e logistiche e nella partecipazione delle imprese ai processi di formazione. È infine prevista l’attivazione di una piattaforma digitale nazionale che consenta agli studenti di conoscere le offerte di impiego per chi consegue un titolo di studio professionale. 

RIFORMA DEL SISTEMA SCOLASTICO

La riforma del sistema scolastico ha come primo obiettivo quello di fornire soluzioni concrete ad alcuni problemi che le scuole stanno vivendo con particolare sofferenza: il numero degli alunni per classe e il dimensionamento della rete scolastica. I raffronti statistici presentano una situazione italiana che nella sua media non è diversa da quella di altri Paesi. Tuttavia, in diverse realtà scolastiche il numero di alunni per classe supera la media nazionale con ricadute sia sulla qualità della didattica sia sui risultati. Per sostenere le istituzioni scolastiche interessate, si intende intervenire per individuare soluzioni più efficaci e funzionali: gruppi flessibili di apprendimento, personalizzazione dei percorsi, interventi mirati per il miglioramento della qualità dei processi formativi, soprattutto attività indirizzate agli allievi più fragili. Si tratta di ripensare l’attuale modello scuola nell’ottica del superamento delle situazioni più difficili, tenendo conto la complessità sotto i diversi profili e nelle diverse aree geografiche. In questa prospettiva, nel quadro del PNRR, è stato previsto uno specifico progetto di riforma, che consentirà di ripensare all’organizzazione del sistema scolastico con l’obiettivo di fornire soluzioni concrete alle tematiche della riduzione del numero degli alunni per classe e del dimensionamento della rete scolastica. Il processo normativo necessario per tale revisione sarà avviato nel corso dell’anno 2021. Per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e favorire le pari opportunità, occorre inoltre accrescere il numero di risorse da destinare alle classi ponte, a partire dalla transizione dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, fino al rafforzamento dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado.

COOPERAZIONE TRA SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA

Un elemento fondamentale per il rilancio del Paese è una più stretta cooperazione fra il sistema dell’istruzione e della formazione, il sistema delle università e quello della ricerca. Tali forme di collaborazione, anche se storicamente definite sotto il profilo istituzionale, non hanno sinora assunto una dimensione di sistema e registrano ancora forti discontinuità a livello territoriale. Tra gli ambiti di collaborazione da privilegiare si annoverano quelli relativi alla formazione iniziale, al reclutamento e alla formazione in servizio del personale docente, alla partecipazione di docenti universitari e ricercatori alle attività scolastiche, all’organizzazione di seminari e stage di studenti delle scuole all’interno delle strutture universitarie e di ricerca, all’orientamento degli studenti in uscita dalla scuola secondaria di secondo grado. La collaborazione tra Scuola e Università potrà realizzarsi attraverso un aggiornamento periodico dei curricoli rispetto agli esiti della ricerca nei diversi campi di studio e intervenendo sulla formazione in servizio degli insegnanti. Inoltre, la Scuola deve avere un’apertura internazionale anche attraverso forme di collaborazione istituzionale con centri di ricerca.

PER UNA NUOVA IDEA EDUCATIVA DI EDILIZIA SCOLASTICA

La qualità dell’edilizia scolastica è una priorità assoluta per il Ministero. Il patrimonio edilizio scolastico italiano è costituito da circa 41.000 edifici. Di questi il 42% è stato costruito prima del 1971, il 60% non è in possesso del certificato di prevenzione incendi, e comunque non è adeguato rispetto alle esigenze di una didattica efficace. La scuola è un luogo carico di relazioni, aperto anche alla comunità educativa più allargata. L’architettura contribuisce a rendere distintivo l’ambiente educativo. La scuola deve essere attrezzata, articolata in diverse tipologie di spazi specializzati, riconoscibili nei colori e nei segni grafici, deve essere personalizzata e aperta al territorio, innovativa e sostenibile. Anche lo spazio esterno va concepito come una risorsa, da concertare con tutti gli attori della comunità attraverso metodi partecipativi. Le scuole devono, quindi, diventare un insieme di “architetture relazionali” dove i muri non siano confini, ma “interfacce” per la socialità e il dialogo tra tutti. Le nuove architetture scolastiche saranno in sintonia con la morfologia, il paesaggio, le tradizioni locali, i fattori identitari, ma soprattutto con la mobilità del territorio. Si terrà conto degli aspetti energetici, economici, di sostenibilità e delle norme di sicurezza e protezione. Nell’ambito del PNRR sono stati previsti molteplici progetti diretti alla riqualificazione e valorizzazione del patrimonio edilizio scolastico. Un primo progetto di investimento sarà diretto alla riqualificazione strutturale ed energetica del patrimonio edilizio esistente. La misura ha come obiettivo principale quello di consentire la messa in sicurezza di una parte degli edifici scolastici e di favorire una progressiva riduzione dei consumi energetici. Il piano di riqualificazione proposto – che mira a ristrutturare una superficie complessiva di 2.400.000,00 mq – vedrà il coinvolgimento del Ministero dell’Istruzione nella gestione del processo di autorizzazione, monitoraggio e rendicontazione degli interventi, la cui realizzazione avverrà sotto la responsabilità degli Enti Locali proprietari degli edifici. Con le risorse del PNRR, saranno inoltre finanziati investimenti diretti alla costruzione di nuove scuole, mediante interventi di sostituzione edilizia. Infatti, può rendersi necessario intervenire con piani di costruzione di nuovi edifici scolastici, al fine di garantire la disponibilità di ambienti di apprendimento sicuri e innovativi. Ci si propone in particolare di intervenire su circa 195 edifici scolastici, per un totale di oltre 410 mila mq, con conseguente beneficio su circa 58 mila studenti e una riduzione del consumo di energia finale di almeno 50 per cento. Sarà infine realizzato un ulteriore progetto di investimento, diretto a potenziare le infrastrutture scolastiche per lo sport e favorire le attività sportive, allo scopo di valorizzare le competenze legate all’attività motoria e sportiva sin dalla scuola primaria.

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