IL DIRITTO ALLO STUDIO
Il “diritto allo studio” va inquadrato dentro una visione più generale di società. Agli interventi di sostegno economico per consentire il proseguimento degli studi dal nido al termine dell'università, va infatti collegata l’idea che la scuola e lo studio devono essere intesi come “bene comune” al pari del diritto alla salute. È necessaria una reinterpretazione del diritto allo studio come diritto ad una “scuola di qualità” e un intervento sull’equità complessiva del sistema educativo. Il tasso attuale di dispersione scolastica, sia esplicita che implicita, insieme al numero di giovani che non studiano e non lavorano (i cosiddetti NEET) e quelli che lasciano l’Italia con la speranza di trovare all’estero una prospettiva professionale coerente al proprio percorso di studi rappresentano un limite per la crescita economica e sociale del Paese. Ciò alimenta intollerabili forme di iniquità che rischiano di compromettere la coesione sociale e le stesse fondamenta del nostro ordinamento democratico.

RIDUZIONE DELLA DISPERSIONE SCOLASTICA, CONTRASTO ALLE POVERTÀ EDUCATIVE E ABBATTIMENTO DEI DIVARI TERRITORIALI
La prematura uscita di moltissimi studenti dal sistema scolastico e formativo è ampiamente influenzata dal contesto sociale e territoriale in cui essi vivono. Il tasso di dispersione scolastica degli studenti italiani è stato interessato negli ultimi anni da una lenta decrescita. Tuttavia si attesta ancora al di sopra del valore obiettivo del 10% stabilito dall’Unione europea nella strategia Europa 2020 e si caratterizza per il permanere di una significativa differenziazione di genere e di forti disomogeneità territoriali. Nell’ultimo anno, il Ministero ha adottato importanti misure per consentire a tutti gli studenti di proseguire il proprio percorso di studi nonostante la forzata interruzione della didattica in presenza, anche al fine di contenere il rischio di abbandono scolastico degli studenti più fragili. Oltre al fenomeno della dispersione esplicita, a destare allarme è il diverso fenomeno della cosiddetta “dispersione implicita”, che interessa coloro che, pur conseguendo il titolo di studio, non possiedono le competenze attese all’esito del corrispondente ciclo formativo. Gli effetti del fenomeno si traducono nelle difficoltà che i ragazzi incontrano non soltanto nell’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche nell’esercizio attivo e consapevole dei propri diritti di cittadinanza. Secondo le rilevazioni periodiche OCSE PISA, gli studenti quindicenni italiani si collocano al di sotto della media internazionale in lettura, matematica e scienze, con ampie differenze territoriali fra Nord e Sud. Proprio per questo il Ministero è impegnato nella strutturazione di un grande piano nazionale contro la dispersione scolastica. Il Piano sarà finanziato con il PNRR, cui si aggiungeranno gli stanziamenti previsti in legge di bilancio e dei fondi PON “Per la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento”. Gli interventi saranno finalizzati al miglioramento degli esiti degli studenti e alla riduzione della povertà educativa, con particolare attenzione alle scuole che hanno registrato maggiori difficoltà in termini di rendimento scolastico, anche in relazione ai bisogni degli studenti. La misura prevede azioni di supporto per i dirigenti scolastici, a cura di tutor esterni e docenti di supporto, mentoring e formazione per almeno il 50% dei docenti, potenziamento del tempo scuola con progettualità mirate, incremento delle ore di docenza e presenza di esperti per almeno 2000 scuole, programmi e iniziative specifiche di mentoring, counseling e orientamento professionale attivo.

INCLUSIONE E PRESA IN CARICO DELLE FRAGILITÀ
La Scuola inclusiva è quella che consente a ciascuno studente di seguire il proprio percorso e sviluppare pienamente le proprie potenzialità. È una Scuola che valorizza l’individualità di ognuno, sia come singolo sia come parte integrante e insostituibile di una comunità. La Scuola inclusiva deve riguardare tutti gli studenti. Particolare attenzione andrà dedicata agli allievi con disabilità, disturbi specifici dell’apprendimento e bisogni educativi speciali, così come agli studenti stranieri di recente immigrazione. Un cambio di passo nella direzione dell’accrescimento del livello di inclusività del sistema scolastico richiede un ripensamento delle metodologie didattiche, interventi specifici diretti alla personalizzazione dei percorsi formativi e all’accompagnamento degli studenti fragili, investimenti per la specializzazione dei docenti di sostegno, ma anche per la formazione dei docenti curriculari. Si passa dalla concezione tradizionale dei “bisogni educativi speciali”, che enfatizzano le diversità, all’ottica della pluralità dei bisogni educativi degli studenti. Vanno maggiormente valorizzati i modelli pedagogici della scoperta e della costruzione delle conoscenze, che richiedono spazi per esplorare e poter lavorare in gruppo. In questa progettazione partecipata e condivisa, gli spazi diventano così parte costitutiva dei processi di apprendimento, offrono la concreta possibilità di utilizzare più metodi, di generare senso di appartenenza e di costruire una propria identità per tutti coloro che vivono la scuola. A fronte della fragilità, dei territori e delle persone, l’inclusione dovrà essere facilitata sia attraverso lo strumento dei Patti educativi di comunità e il coinvolgimento delle reti delle associazioni, del terzo settore, di tutte le agenzie educative, culturali e sociali del territorio, sia attraverso la promozione nelle scuole di équipe stabili multi-professionali, che affianchino e co-progettino con gli insegnanti gli interventi educativi necessari.

ALLINEAMENTO DELL’OFFERTA FORMATIVA AGLI STANDARD INTERNAZIONALI
Le competenze che sono richieste agli studenti di oggi per l’inserimento nel mondo del lavoro e per il pieno esercizio dei propri diritti di cittadini si fondano sulla capacità di utilizzare in modo consapevole e critico i nuovi strumenti di comunicazione e di analisi, ma anche di comprendere e affrontare le continue e a volte repentine trasformazioni che i tempi impongono. Tutte le rilevazioni indicano la necessità per il nostro Paese di investire per l’innalzamento dei livelli di qualificazione e per il rafforzamento delle competenze necessarie a sostenere la transizione tecnologica ed ecologica, a partire dalla diffusione delle discipline scientifiche in tutti i livelli di istruzione. Particolare attenzione sarà riservata, a partire dal primo ciclo di istruzione, allo sviluppo delle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e STEAM (Science, Technology, Engineering, Art and Mathematics), delle competenze digitali e linguistiche degli studenti, nonché al potenziamento delle competenze per l’innovazione tecnologica e didattica dei docenti e per lo sviluppo sostenibile per la transizione ecologica. Nel secondo ciclo, una specifica linea di azione del Ministero riguarderà gli interventi diretti a colmare il cosiddetto skill mismatch tra educazione e mondo del lavoro. A tal fine sarà potenziata l’offerta formativa, in particolare nelle competenze abilitanti 4.0, correlate alla vocazione produttiva del territorio di riferimento, al fine di adeguare la risposta del sistema di istruzione e formazione alla forte domanda di professionalità in termini di competenze manageriali, scientifiche e di elevata specializzazione tecnica. Sarà inoltre riorganizzata e potenziata l’offerta formativa dedicata all'istruzione degli adulti, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione.

Promozione della cultura matematica e scientifica, delle competenze digitali e linguistiche di studenti e docenti

Particolare attenzione sarà riservata allo sviluppo delle discipline STEM, delle competenze digitali e linguistiche, in tutti i gradi d'istruzione, a partire dall'infanzia, in un’ottica di piena interdisciplinarità e pari opportunità di accesso alle carriere, anche attraverso il Next Generation EU, per svolgere un ruolo attivo verso i lavori del futuro. L’obiettivo è anche quello di creare un sistema permanente di sviluppo delle competenze digitali, attraverso l’implementazione di curricoli nelle scuole e la realizzazione di uno specifico piano di formazione mirato per il personale scolastico. È in fase di progettazione una piattaforma digitale nazionale STEM e digitalizzazione finalizzata alla piena attuazione di questo programma d'interventi, al monitoraggio e alla diffusione di informazioni e dati disaggregati per genere. Le attività didattiche che prevedono l’impiego di tecnologie e dirette al potenziamento delle competenze digitali saranno collegate ai temi di cittadinanza digitale legati all’uso consapevole dei social network e delle nuove tecnologie. Inoltre, si investirà per potenziare la conoscenza delle lingue straniere al fine di assicurare a tutti gli studenti una solida formazione culturale e una maggiore opportunità occupazionale. A questo fine, si agirà attraverso l’implementazione di percorsi all’interno dell’istruzione scolastica che consentano agli studenti di accrescere le proprie competenze linguistiche, il sostegno a iniziative di mobilità di studenti e personale docente, il finanziamento di corsi di lingua e metodologici per docenti, la realizzazione di un sistema di monitoraggio digitale delle competenze linguistiche anche con la collaborazione dei relativi enti certificatori.

Istruzione degli adulti e apprendimento permanente

Occorre potenziare l’offerta formativa dedicata all’istruzione degli adulti e all’apprendimento permanente, favorendo l’accesso dei cittadini a percorsi di aggiornamento, di upskilling e di reskilling. È necessario a questo fine investire per il miglioramento dell’offerta finalizzata al conseguimento del diploma, anche attraverso l’implementazione della pratica della fruizione a distanza dell’offerta formativa, cui si affianca l’erogazione di corsi brevi mirati all’acquisizione di specifiche competenze e azioni per il potenziamento delle competenze digitali dei cittadini, specialmente per quanto riguarda l’acquisizione delle competenze di base nelle nuove discipline legate alla digitalizzazione dell’economia e della società.

RIFORMA DEL SISTEMA DI ORIENTAMENTO DEGLI STUDENTI CON PARTICOLARE RIFERIMENTO A QUELLO IN USCITA DALLA SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO

Nella visione generale di scuola e di educazione sopra delineate, l’orientamento viene ad assumere un ruolo sempre più decisivo. 7 L’orientamento - formativo, informativo e vocazionale - va inteso come una funzione da attivare fin dai primi anni di vita e di educazione, in quanto azione intenzionale volta a formare la personalità in modo ampio. Per quanto riguarda il secondo ciclo di istruzione, occorre valorizzare i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO), potenziando gli accordi tra scuola e università. Particolare attenzione sarà dedicata alla formazione degli insegnanti, per consentire loro di acquisire competenza nelle diverse tipologie di orientamento e facilitare la costruzione di “ponti” tra i diversi gradi di formazione scolastica e gli sbocchi post-secondari. Tra le riforme correlate al PNRR, è previsto un intervento normativo diretto ad introdurre moduli di orientamento formativo – di durata non inferiore a 30 ore annue – da ricomprendersi all’interno del curriculum complessivo annuale – rivolti alle classi quarte e quinte della scuola secondaria di II grado – al fine di accompagnare gli studenti nella scelta consapevole di prosecuzione del percorso di studi o di ulteriore formazione professionalizzante (ITS), propedeutica all’inserimento nel mondo del lavoro. Si prevede inoltre la realizzazione di una piattaforma digitale di orientamento relativa alla offerta formativa terziaria universitaria e ITS, facilmente accessibile da parte dei giovani.

SVILUPPO DI METODOLOGIE DIDATTICHE, INNOVAZIONE DIGITALE E APPORTO DELLE NUOVE TECNOLOGIE OLTRE LA FASE EMERGENZIALE

È fondamentale continuare a investire sulla sperimentazione e sulla diffusione di metodologie didattiche che favoriscano il superamento di un modello di insegnamento di tipo meramente trasmissivo, in favore di una didattica per competenze, di tipo collaborativo, che consenta una maggiore personalizzazione degli apprendimenti, tenendo conto delle esigenze specifiche di ciascuno studente. Tutti gli strumenti vanno valorizzati per consentire a tutte le alunne e gli alunni di individuare quelli più utili e più adeguati alle diverse modalità di apprendimento. In questa stessa ottica va superata la rigida organizzazione della classe verso modalità più aperte. Sarà necessario ripensare la programmazione scolastica nel suo insieme, facendo sì che gli ambiti disciplinari vengano utilizzati nei contesti di apprendimento come chiavi di lettura per comprendere e interpretare quanto esplorato. Le nuove tecnologie offrono oggi opportunità per l'apprendimento, fino a pochi anni fa neppure immaginabili; la Scuola è chiamata ad utilizzarle per quanto di importante esse possono fornire sotto il profilo dell’approccio metodologico e dell’efficacia dei metodi di insegnamento. Il digitale non è di per sé elemento di innovazione didattica, ma, da supporto nell’emergenza, potrà e dovrà diventare strumento per la sperimentazione e la diffusione di buone pratiche e metodologie didattiche innovative, come previsto anche nel PNRR. In tale prospettiva, come evidenziano le ricerche sull’introduzione dell’informatica a scuola, è importante il tema del setting, degli spazi e dei materiali, che devono adattarsi ai soggetti in apprendimento e non viceversa, costruendo ecosistemi dell’apprendimento digitalmente aumentati che ristrutturano il concetto tradizionale di didattica. In particolare, va considerata la produzione di nuovi rapporti tra i media e la disintermediazione, intesa come accesso universale diretto ai saperi. Questo comporta un attento e selettivo investimento sulla qualità della rete (banda ultralarga) e sui device tecnologici per accedere ad internet. 8 Con il PNRR – progetto “Scuola 4.0” – il Ministero intende imprimere una forte accelerazione alla disponibilità di dotazioni tecnologiche e di cablaggi interni nelle scuole, perché a ciascun istituto sia garantito l’accesso alla banda larga per lo svolgimento delle attività didattiche. Sono previsti inoltre nuovi laboratori nelle scuole del secondo ciclo, in particolare negli istituti tecnici e professionali con indirizzi a forte valenza laboratoriale, anche per ridurre il digital divide. Si contribuirà, in questo modo, a migliorare il rapporto fra dispositivi e studenti e a rafforzare l’accessibilità agli strumenti digitali più avanzati, anche da parte delle studentesse e degli studenti con disabilità, disturbi dell’apprendimento e bisogni educativi speciali, supportandone gli apprendimenti.

AUMENTO DEL TEMPO SCUOLA

Con il PNRR, sarà aumentato il “tempo-scuola”, incrementando lo spazio per l’offerta formativa e ampliando la fruizione degli spazi strutturali degli edifici scolastici con l’apertura al territorio. La possibilità di offrire più tempo scuola e di promuovere la socializzazione, l’integrazione e l’inclusione, per completare e integrare la didattica antimeridiana, richiede spazi adeguati per il servizio di refezione. L’attuazione graduale del tempo pieno sarà perseguita anche attraverso la costruzione o la ristrutturazione degli spazi delle mense, per un totale di circa 1.000 edifici scolastici. Il piano, gestito dal Ministero dell’Istruzione, sarà attuato, quanto alla costruzione e riqualificazione delle mense e palestre, dagli Enti locali proprietari dei relativi edifici. Agendo su una positiva integrazione dei fondi strutturali europei con le risorse del PNRR, sarà possibile concentrare gli interventi strutturali prioritariamente nelle aree più deprivate, lì dove è ancora più necessaria la presenza della scuola intesa come presidio sui territori.

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