Con il D.M. n. 2 del 9 gennaio 2026 il MIM ha introdotto, nel Curriculum della studentessa e dello studente, una nuova Parte IV dedicata agli esiti delle prove INVALSI del Grado 13. Una scelta che secondo le intenzioni del legislatore rafforza la dimensione orientativa del Curriculum e allinea il sistema italiano agli standard europei. Un'analisi tecnica del nuovo assetto, delle tutele procedurali introdotte e dei nodi che restano aperti.
Con la maturità 2026 il cui calendario è fissato a giugno-luglio 2026 entra in vigore una rilevante innovazione nella struttura del Curriculum della studentessa e dello studente: l'introduzione della Parte IV "Prove Nazionali" dedicata agli esiti delle prove INVALSI del Grado 13. L'innovazione disposta dal D.M. n. 2 del 9 gennaio 2026 segna una svolta nella costruzione del Curriculum come strumento certificativo delle competenze acquisite dallo studente al termine del percorso scolastico.
Per comprenderne la portata occorre richiamare la cornice normativa che ha condotto a questa scelta frutto di un decennio di evoluzione della cultura valutativa nella scuola italiana.Tre osservazioni di sintesi sulla cornice. Primo: il Curriculum dello Studente è un'innovazione relativamente recente, introdotta dal D.Lgs. 62/2017 (riforma esame di Stato del secondo ciclo) e operativamente disciplinata dal D.M. 88/2020. Si tratta di uno strumento di certificazione del percorso dello studente, allegato al diploma, finalizzato all'orientamento universitario e professionale. Secondo: l'inserimento degli esiti INVALSI nel Curriculum al di là delle ragioni "pedagogiche" che gli interpreti hanno avanzato rappresenta anche il completamento di un percorso di consolidamento del sistema delle prove standardizzate nella scuola italiana. Le prove INVALSI, per anni oggetto di contestazione da parte di significativi settori della comunità docente, trovano oggi una collocazione formale e certificativa che ne riconosce il valore di rilevazione esterna delle competenze. Terzo: il quadro europeo (QCER per le lingue, EQF per le qualifiche) costituisce il riferimento sistemico cui il MIM ha esplicitamente legato la nuova disciplina, in coerenza con gli orientamenti dell'Unione Europea sulla mobilità dei giovani e sulla certificazione delle competenze.
Il Curriculum dello Studente nella sua versione aggiornata dal D.M. 2/2026 si articola in quattro parti distinte, ciascuna con caratteristiche e modalità di compilazione proprie. La struttura ha una logica chiara: distinguere tra dati amministrativi, dati gestiti dallo studente e dati standardizzati esterni. La distinzione ha rilevanza anche per la fase d'esame, perché le quattro parti hanno visibilità differenziata per la Commissione.
Il sistema di visibilità differenziata che costituisce la principale tutela procedurale introdotta dal D.M. 2/2026 merita una sottolineatura. Durante l'esame di Stato, la Commissione vede solo le Parti I, II e III; la Parte IV (esiti INVALSI) viene aggiunta solo dopo il termine dell'esame e diventa visibile allo studente al conseguimento del diploma. È una scelta metodologica importante, finalizzata a evitare che il voto INVALSI influenzi il giudizio della Commissione e a preservare l'autonomia valutativa dei docenti e dei commissari d'esame.Sul piano operativo, va ricordato che il Curriculum è gestito attraverso la Piattaforma Unica del MIM (unica.istruzione.gov.it) più precisamente nella sezione E-Portfolio. L'accesso avviene tramite SPID o CIE. La compilazione delle Parti I e II è automatica (alimentata dal SIDI e dai sistemi delle certificazioni); la Parte III è a controllo dello studente, che può inserire e gestire le proprie attività extrascolastiche; la Parte IV viene popolata automaticamente da INVALSI dopo la conclusione degli esami di Stato (di norma nella seconda metà di luglio 2026).
Una scelta caratterizzante della nuova Parte IV è l'abbandono della logica del voto numerico (tipica della valutazione scolastica italiana) in favore di una restituzione tramite livelli descrittivi di competenza. È un cambio paradigmatico che merita attenzione, perché riflette una concezione della valutazione di tipo criteriale e non normativo basata cioè non sul confronto con il gruppo classe ("sopra/sotto la media") ma sulla padronanza effettiva delle competenze.
Per Italiano e Matematica si applica una scala a 5 livelli (dal livello 1 competenze elementari al livello 5 padronanza piena). Il livello 3 indica il raggiungimento dei traguardi previsti dalle Indicazioni Nazionali è dunque il livello di "adeguatezza". Per Inglese, si applicano i livelli del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), distinti per Reading (comprensione del testo scritto) e Listening (ascolto): di norma il livello-soglia atteso è il B1, ma molti studenti raggiungono il B2 (standard universitario).
Il significato sistemico della scelta è importante. La logica criteriale propria del QCER e adottata per la prima volta in modo strutturale anche per le competenze in italiano e matematica sposta il focus della valutazione da "quanto sai" a "cosa sai fare". È un'evoluzione coerente con gli sviluppi internazionali della valutazione educativa (OECD-PISA, ICCS, TIMSS) e con il quadro europeo delle competenze chiave (Raccomandazione del Consiglio dell'UE del 22 maggio 2018). Per molte famiglie italiane abituate a leggere i risultati scolastici in chiave di voto sarà necessario un lavoro di traduzione concettuale: un livello 3 non è un "sei in pagella", così come un livello B2 non è un "otto in inglese". Sono parametri diversi che misurano cose diverse.
Un punto sul quale il MIM e l'INVALSI hanno posto particolare cura comunicativa è quello della separazione tra il sistema della valutazione interna alla scuola (gestita dal Consiglio di classe e dalla Commissione d'esame) e il sistema della valutazione esterna standardizzata (INVALSI). È una distinzione di rilievo dottrinale ma anche operativo, che vale la pena chiarire.
La valutazione interna, quella effettuata dai docenti del Consiglio di classe e poi dalla Commissione d'esame, è di tipo narrativo e processuale. Tiene conto del percorso compiuto dallo studente durante l'anno scolastico, delle sue specifiche caratteristiche, delle sue difficoltà superate, della sua crescita personale, della sua partecipazione, della sua maturazione. È una valutazione che è ipsativa (confronta lo studente con sé stesso) oltre che criteriale (con riferimento ai traguardi). È condotta dai docenti che hanno seguito lo studente nel suo percorso, e ha al centro la dimensione formativa.
La valutazione INVALSI effettuata attraverso le prove standardizzate è di tipo misurativo e di sistema. Misura le competenze in italiano, matematica e inglese su base nazionale, attraverso prove uguali per tutti, in condizioni standardizzate, con criteri di correzione oggettivi. È un'osservazione esterna condotta da chi non conosce lo studente e ha al centro la dimensione certificativa e di confronto. Non vede il percorso formativo, ma misura lo stato delle competenze al momento dell'osservazione.
Le due valutazioni non sono concorrenti ma complementari: si occupano di cose diverse e rispondono a domande diverse. La valutazione interna risponde alla domanda "chi è questo studente, come è cresciuto, quale percorso ha compiuto?"; la valutazione INVALSI risponde alla domanda "a quale livello di competenza si trova questo studente rispetto al traguardo previsto a livello nazionale?". Sono entrambe legittime, ed entrambe necessarie in un sistema scolastico moderno. Il fatto che gli esiti INVALSI siano tenuti separati dalla valutazione d'esame (non visibili alla Commissione durante il colloquio) è proprio finalizzato a evitare confusioni e sovrapposizioni indebite tra le due prospettive.
Va detto che la separazione metodologica tra valutazione interna ed esterna ha avuto un percorso complesso nella scuola italiana. Per anni, parti significative della comunità docente hanno contestato le prove INVALSI come strumento di "controllo" del sistema, di omologazione delle pratiche didattiche, di pressione sugli insegnanti. L'attuale assetto con la Parte IV separata dal voto d'esame, non incidente sul credito scolastico, consultabile dalla Commissione solo dopo l'esame può essere letto come un compromesso istituzionale: riconoscere il valore della rilevazione INVALSI senza farne uno strumento di valutazione comparativa diretta degli studenti. Una mediazione che ha cercato di tenere insieme posizioni diverse della comunità scolastica.
L'inserimento degli esiti INVALSI nel Curriculum apre uno scenario nuovo per gli usi successivi del documento certificativo. Tre sono i contesti d'uso prefigurati dal MIM.
Orientamento universitario. Le università italiane potranno utilizzare i livelli INVALSI come elemento aggiuntivo nella valutazione delle candidature ai corsi a numero programmato, nei processi di orientamento in entrata, nei colloqui motivazionali. Va segnalato che nessuna normativa universitaria riconosce formalmente i livelli INVALSI come criterio di selezione: il loro utilizzo sarà orientativo e non vincolante. Resta da vedere se i singoli atenei adotteranno linee-guida specifiche.
Mercato del lavoro. I datori di lavoro che ricevano candidature per posizioni in entrata potrebbero valorizzare i livelli INVALSI nella selezione del personale. È un'ipotesi suggestiva ma di applicazione concreta incerta: nella prassi delle selezioni, le competenze linguistiche sono ancora attestate prevalentemente attraverso certificazioni Cambridge, IELTS, TOEFL (per l'inglese) e attraverso valutazioni delle competenze tecnico-professionali (per le materie disciplinari). I livelli INVALSI dovranno costruirsi un proprio percorso di legittimazione sul mercato del lavoro, che richiederà tempo.
Mobilità europea. L'allineamento con il QCER (per l'inglese) e con il quadro EQF (per il riconoscimento delle qualifiche) costituisce una novità importante per la spendibilità del Curriculum all'estero. Un livello B2 in inglese certificato attraverso una prova standardizzata gestita da un ente pubblico ha un valore di certificazione formale che gli atenei e i datori di lavoro europei dovrebbero poter riconoscere. Anche qui, il percorso effettivo di riconoscimento è ancora in costruzione: i singoli Paesi membri hanno propri sistemi certificativi nazionali, e l'INVALSI deve consolidare la propria reputazione sul mercato europeo.
L'inserimento degli esiti INVALSI nel Curriculum dello Studente è un'innovazione significativa che il sistema scolastico italiano avrà davanti nei prossimi anni. Si tratta di un'innovazione di valore intermedio: né rivoluzionaria (i livelli INVALSI esistevano già, semplicemente non confluivano nel Curriculum), né puramente formale (la loro presenza nel Curriculum certificato cambia la natura del documento e i suoi possibili usi). È, dunque, un'innovazione che merita di essere accolta con attenzione critica e che dovrà essere monitorata nei suoi effetti pratici nei prossimi anni.
Tre punti di valutazione conclusiva. Primo, in positivo: l'allineamento ai sistemi europei (QCER, EQF) è un dato di modernizzazione del sistema italiano che va riconosciuto. Avere una certificazione standardizzata delle competenze in italiano, matematica e inglese facilita oggettivamente i processi di mobilità europea degli studenti italiani e arricchisce la documentazione del percorso formativo. Secondo, con cautela: la separazione tra valutazione interna ed esterna è stata ben strutturata sul piano procedurale (Parte IV non visibile alla Commissione durante l'esame, esito INVALSI non incidente sul voto di maturità), ma la prassi mostrerà se la separazione regga effettivamente nei comportamenti di studenti, famiglie, docenti, università, datori di lavoro. Terzo, in chiave critica: alcune questioni tecnico-giuridiche restano aperte (tutela GDPR, gestione studenti con BES/DSA, rapporto con la valutazione interna) e richiederanno indicazioni operative integrative del MIM nei prossimi mesi. L'attuazione concreta dell'innovazione sarà più importante della sua formulazione normativa.
Dirigenti scolastici, DSGA, docenti, avvocati specializzati in diritto scolastico l'innovazione apre tre aree di lavoro nei prossimi mesi. Per i dirigenti scolastici, la necessità di un coordinamento accurato tra il personale didattico e amministrativo per garantire la corretta compilazione delle Parti I e II del Curriculum, e per assistere gli studenti nella valorizzazione della Parte III. Per i docenti, l'opportunità di una riflessione sul significato delle prove INVALSI nella propria didattica non come strumento di pressione esterna, ma come fonte di informazione complementare per la valutazione del proprio lavoro. Per gli avvocati, il presidio dei profili di contenzioso che potranno emergere: contestazioni sui dati INVALSI inseriti nel Curriculum, profili di trattamento dei dati personali, rapporti tra valutazione esterna e interna in caso di ricorsi sul voto di maturità (anche in continuità con la giurisprudenza sulla non ammissione di cui abbiamo già trattato TAR Toscana sez. IV nn. 1946/2025 e 2073/2025).
Resta sullo sfondo un'osservazione di sistema. L'INVALSI sta vivendo una stagione di consolidamento istituzionale significativa: gli esiti delle sue prove entrano nel Curriculum certificato dello Studente, la sua reputazione tecnico-scientifica si rafforza, il suo ruolo nel sistema scolastico italiano diventa via via più strutturale. È un percorso che, pur tra inevitabili tensioni interne alla comunità scolastica merita di essere riconosciuto come un dato di modernizzazione dell'infrastruttura informativa del sistema scolastico italiano. Avere dati comparabili, longitudinali, su base nazionale, sulle competenze degli studenti italiani è una conquista di sistema, e l'inserimento di questi dati nel Curriculum certificato dello Studente ne è una tappa importante.








