L’Esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione si presenta, per l’anno scolastico 2025/2026, con alcune novità significative, sia sul piano organizzativo sia sul piano valutativo. La riforma introdotta dal D.L. 127/2025, convertito nella L. 164/2025, segna anzitutto il ritorno alla denominazione di “Esame di Maturità”, espressione che richiama non soltanto la verifica finale delle conoscenze disciplinari, ma anche la valutazione complessiva del percorso di crescita dello studente.

Non si tratta, dunque, di un semplice cambio terminologico. La nuova impostazione dell’esame intende valorizzare la maturazione personale, critica, civica e relazionale del candidato, ponendo al centro il percorso scolastico nella sua interezza. L’esame resta certamente un momento di accertamento delle competenze acquisite, ma assume anche una funzione più ampia: verificare la capacità dello studente di collegare saperi, esperienze e consapevolezza personale.

Il punteggio finale continua a essere espresso in centesimi, con soglia minima di superamento pari a 60/100. La struttura del voto conferma il peso rilevante del credito scolastico, che può arrivare fino a 40 punti, mentre le prove d’esame valgono complessivamente 60 punti: 20 per la prima prova scritta, 20 per la seconda prova e 20 per il colloquio. Ne deriva che il percorso del triennio assume un’importanza decisiva e non può essere considerato un elemento meramente accessorio rispetto alle prove finali.

Una delle modifiche più rilevanti riguarda il bonus integrativo. Il punteggio aggiuntivo non potrà più arrivare fino a 5 punti, ma sarà limitato a un massimo di 3 punti e potrà essere attribuito soltanto ai candidati che abbiano già raggiunto almeno 90 punti. Anche questo aspetto conferma la volontà di rendere più rigorosa e trasparente la costruzione del voto finale.

Particolare attenzione merita poi il colloquio. La prova orale non si configura più come una conversazione genericamente aperta sull’intero percorso scolastico, ma diventa maggiormente strutturata. Essa verte su quattro discipline individuate annualmente dal Ministero e mantiene al proprio interno alcuni passaggi essenziali: l’educazione civica, l’esperienza di formazione scuola-lavoro e la discussione degli elaborati relativi alle prove scritte. Il colloquio diventa così un momento di sintesi, ma anche di verifica ordinata e coerente delle competenze maturate.

Resta centrale, inoltre, il tema della valutazione. Le scuole e le commissioni sono chiamate a operare sulla base di criteri chiari, griglie predeterminate, verbali completi e motivazioni puntuali. La correttezza procedurale non è un formalismo burocratico, ma una garanzia sostanziale per studenti, famiglie e istituzioni scolastiche. Ogni decisione valutativa, soprattutto quando incide sull’ammissione, sul credito o sull’esito conclusivo dell’esame, deve essere sorretta da un percorso logico riconoscibile e documentato.

Un ulteriore profilo di rilievo riguarda gli studenti con disabilità, DSA o altri bisogni educativi speciali. L’esame deve tenere conto dei percorsi personalizzati, dei PEI e dei PDP, nonché degli strumenti compensativi e delle misure previste durante l’anno scolastico. La personalizzazione non rappresenta una deroga al principio di serietà dell’esame, ma costituisce lo strumento attraverso cui la valutazione può essere realmente equa e coerente con il percorso dello studente.

La Maturità 2026, quindi, richiede attenzione non solo da parte degli studenti, ma anche da parte di dirigenti, docenti e commissioni. La conoscenza delle regole, la cura della verbalizzazione e la corretta applicazione dei criteri valutativi sono elementi essenziali per garantire un esame trasparente, solido e rispettoso della normativa vigente.

Il video offre una sintesi delle principali novità della Maturità 2026 e dei profili più importanti da conoscere in vista delle operazioni d’esame, con particolare attenzione agli aspetti normativi, valutativi e procedurali.

Non ha ancora un account? Registrati ora!

Accedi con il tuo account