Editoriale di Vittorio Venuti del numero di settembre 2021 di Dirigere la scuola

Nel mese di luglio, curiosando tra i post di Facebook ho rinvenuto lo scritto che segue, opera di Anna Ruocco, giovanissima insegnante di sostegno, nel quale una bambina, costretta sulla sedia a rotelle, descrive la propria condizione attraverso l’immagine che le persone le rimandano di lei. Si tratta di una significativa manifestazione di empatia, come normalmente ci si aspetta dagli insegnanti per tutti gli alunni, nessuno escluso. 
La situazione degli alunni con bisogni educativi speciali, e più in particolare di quelli con disabilità, definisce un quadro alquanto problematico nella scuola, in coincidenza di un dettato normativo che esalta l’inclusione come orizzonte verso cui l’intera società e non solo la scuola deve tendere.
Le paralimpiadi si sono concluse da poche settimane e, grazie ai media che hanno dedicato ampio spazio all’evento, abbiamo potuto assistere a prove straordinarie di atleti straordinari che,dopo qualche incertezza, abbiamo apprezzato come non manchevoli, tale e tanta la grinta, l’entusiasmo, la caparbia volontà di partecipare fino allo stremo, da farceli percepire semplicemente come persone in gara con sé stesse e per noi. Che grande lezione ci hanno dato! Da quali tragedie e da quali incubi si sono sollevate e reinventate!
Ci hanno chiaramente detto che l’handicap è perfettibile, che la persona non coincide con la menomazione, che ognuno ha risorse e potenzialità sorprendenti se solo messo in condizione di riconoscerle ed esplicarle e non importa se la medaglia sarà d’oro, d’argento, di bronzo, o se non ci sarà alcuna medaglia, perché ciascuno ha un proprio personale obiettivo da raggiungere: l’affermazione di sé a sé stesso.
Non è diverso il discorso per gli alunni con disabilità, o più genericamente con BES, che abbiamo nella scuola: sono tutti come quegli atleti in gara con sé stessi per sé stessi e per noi. Ciascuno diloro contiene un progetto di vita e noi ne facciamo parte, la scuola è chiamata a corrispondere al massimo al loro bisogno di crescita, gli insegnanti sono i loro compagni di viaggio che devono saperli sognare in prospettiva lavorando sul presente, facendo loro desiderare di apprendere, di conoscere e di capire; comunque sempre impegnandoli al massimo delle loro possibilità, senza cedimenti, per proiettarli sempre un po’ più in là di quel che riescono a conquistare.
Le persone con disabilità rappresentano la misura della nostra fragilità. Teniamone conto e facciamo in modo che la scuola ne apprezzi la ricchezza e si prodighi per loro adoperandosi al meglio.

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